
Dal 15 aprile 2011 ai cittadini costretti ad assumere farmaci salvavita o che consumano medicine perché affetti da malattie croniche, sono stati obbligati dalle farmacie a pagare una quota dei farmaci pur presentando una regolare ricetta medica.
Una legge dello Stato (legge 122\2010) che si proponeva di realizzare un risparmio di 600 milioni di euro sulla spesa farmaceutica del servizio sanitario nazionale ha infatti stabilito che l’eventuale differenza fra il prezzo delle medicine imposto dalle aziende farmaceutiche e il rimborso riconosciuto dallo Stato per quelle stesse medicine fosse a carico del cittadino stesso.
E’ una situazione inaccettabile e profondamente iniqua perché colpisce le persone in un momento della loro vita particolarmente delicato e per una tipologia di malattie per le quali l’assunzione di farmaci è uno stato di necessità inderogabile.
Il diritto alla salute e alla cura viene leso palesemente e coinvolge tutti i cittadini indistintamente e indipendentemente dal loro status sociale e reddituale.
Poiché si tratta di un problema nazionale La CISL si è prontamente attivata a livello nazionale ma anche a livello regionale con l’assessorato alla Sanità per verificare tutte le possibili soluzioni.
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